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Cosenza

 Le origini della città di Cosenza (IV secolo a.C.) risalgono al momento in cui la città divenne strategica per il popolo dei Bruzi (la parola Bruzio nell'antichità significava "servo" o "schiavo").

Spesso sulla cartografia antica la città viene indicata con il nome di "Consentia" o "Cosentia".

In effetti la denominazione "Cosenza" deriva dal "consenso" che le antiche città del Bruzio diedero nel 356 a.C.a che la stessa divenisse loro capitale.

Durante la dominazione romana, Cosenza divenne una stazione della via ab Regio ad Capuam, meglio nota come via Popilia (o via Annia). Nel 331 a.C. nelle immediate vicinanze di Cosenza (precisamente a Pandosia ora Castrolibero) morì Alessandro I d'Epiro detto il Molosso zio di Alessandro Magno. Si narra che nell'alveo del Busento sia sepolto in armatura, col suo cavallo e i suoi tesori, il re dei Visigoti Alarico I, che dopo il Sacco di Roma del 24 agosto 410 d.C. era sceso fin nel Bruzio e stava assediando la città. Regno longobardo e poi bizantino, viene identificata dal governo costantinopolitano col nome di Constantia. Subisce la dominazione normanna e l'inizio della dominazione sveva che, grazie al suo imperatore Federico II di Svevia, completa e consacra il Duomo.

Lo stretto legame tra Federico II e Cosenza viene indicato dalla volontà del sovrano di far riposare nel Duomo della città le spoglie del figlio Enrico VII, primogenito nato dal matrimonio con Costanza, sorella del re d'Aragona, e morto suicida dopo i dissapori e le alterne vicende che lo videro in contrasto con il padre che lo aveva condannato prima a morte, poi al carcere a vita. Fu regno degli Aragonesi e degli Angioini.

Ai tempi di Napoleone la città fu posta sotto assedio, la famiglia Zupi si schierò dalla parte dell'imperatore tradendo i Borboni regnanti.

Seguì uno scontro di un anno nel quale il generale dell'esercito francese Daniele Zupi Marino, si nascose nelle cantine della sua villa per non essere trovato.

 Durante questo periodo i francesi governarono totalmente sulla città. Celebre fu il massacro dei Brazzalotto perpetrato dai francesi verso l'omonima famiglia accusata di tradimento. Daniele Zupi Marino fu infine scovato e messo al rogo dai Borboni rimasti nella città.

Nel 1844, presso il Vallone di Rovito, furono fucilati insieme ad altri 9 ufficiali, i Fratelli Bandiera.

Il centro storico di Cosenza è degno d'essere visitato. Dalla fontana dei 13 canali si può assaggiare l'acqua proveniente dall'acquedotto dello Zumpo in Sila, leggera e dissetante; lungo il corso Telesio si trovano la Casa delle Culture e il Duomo del 1100, mentre su uno dei sette colli (il Pancrazio) si staglia la figura del Castello Svevo, imponente fortezza anch'essa millenaria che fu roccaforte di Federico II di Svevia, lo "Stupor Mundi", imperatore-magnate profondamente innamorato della città.


Cosenza è uno dei comuni più antichi della Calabria, con circa 73.000 abitanti è capoluogo dell'omonima provincia e sede arcivescovile. L'area urbana della città con i vari comuni attigui - tra i quali quello di Rende in cui è situata la cittadella dell'Unical (Università della Calabria) - conta circa 160.000 abitanti.

Cosenza, che è il settantunesimo comune italiano per numero di abitanti, è detta anche l'Atene della Calabria per via del suo passato culturale; l'Accademia Cosentina, ad esempio, è una delle primissime accademie fondate in Italia. Ancora oggi Cosenza resta una città in cui arte e cultura affondano bene le proprie radici: i vari musei, gli innumerevoli eventi tematici, le tante biblioteche tra cui la Biblioteca nazionale (unica in Calabria) e la vicina università ne sono la testimonianza.

Cosenza rimane la città meglio organizzata urbanisticamente della Calabria e può vantare un centro storico tanto antico quanto ben valorizzato. Storicamente svolse il ruolo di Capitale dei Bruzi (o Bretti) ed in seguito della Calabria Citeriore (o Calabria latina).

Specialità gastronomica tipica cosentina sono i Cuddrurieddri (ciambelle salate preparate per la ricorrenza dell'Immacolata e successivamente in tutto il periodo natalizio), turdiddri e scaliddre (dolci natalizi, il primo solitamente ricoperto di miele di fichi locale, i secondi di glassa di zucchero), fusilli (pasta fresca), pasta e patate ara tijeddra, patate e pipareddre (peperoni) fritte, broccoli di rapa e salsiccia. Dolce tipico del 19 marzo (San Giuseppe) sono le Zeppole.

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