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Scilla (anticamente u Scigghiu in calabrese) è un comune di 5.176 abitanti della provincia di Reggio Calabria. Importante località turistica e balneare poco a nord di Reggio, Scilla è uno tra i borghi più caratteristici della Costa Viola e della regione, una frequentatissima meta estiva.
Pausania (grammatico di Cesarea), racconta che Scilla fu figlia di Niso, re di Megara. Ella facilitò a Minos perfidamente la presa di terre soggette alla maestà paterna. Il vincitore poi, non solo rifiutò di sposarla, ma l'abbandonò alle onde del mare, che ne portarono il corpo, di greca mirabile fattura, ai piedi del promontorio a cui fu dato il nome della vaga infelice fanciulla:
Le origini sono certamente antichissime, confuse tra mitologia, storia, leggenda e poetiche immagini alimentate per millenni dalla suggestività dell'ambiente naturale.
Secondo Palifato, Polibio e Strabone il primo nucleo abitato di Scilla risalirebbe alla distruzione di Troia assalita dagli Achei. In questa remota epoca si è soliti riconoscere nella penisola italica ondate di migrazioni di popolazioni ibero-liguri provenienti dal mare e dirette verso sud. Si ritiene dunque che tali popolazioni potrebbero aver fondato qualche villaggio lungo i terrazzamenti più bassi del crinale aspromontano sud-occidentale, degradante verso lo Stretto. Trattandosi di popoli di pescatori, presumibilmente elessero come area d’insediamento il sito adiacente la rupe centrale di Scilla, dove la presenza dei numerosissimi scogli agevolava la pratica della pesca, consentendo al tempo stesso la costruzione delle rudimentali capanne.
Tale ipotesi è in parte avvalorata dallo stesso Omero allorquando, nel descrivere Crataia come madre di Scilla, lascia intendere l’esistenza di uno stretto legame tra questa e la nascita del mito del Monstruum Scylaeum, da intendersi sorto ancora alla prima frequentazione umana del tratto di mare antistante l’odierna cittadina. Dal momento che Crataia è da più parti identificata con il vicino torrente Favazzina, ancora ai tempi del Barrio chiamato fiume dei pesci [1], se ne potrebbe dedurre che gruppi di popoli dediti alla pesca, giunti via mare lungo la bassa costa tirrenica, inizialmente siano approdati alla foce di questo fiume, dove era agevole praticare l’attività, e successivamente si siano spostati più a sud, trasferendo la propria residenza presso la costa scillese, più ricca di pesci.
Una delle principali attività cui era dedita la popolazione, fino a qualche anno fa, era la pesca che trovava la sua più alta espressione nella "caccia" al pescespada (pesca tradizionale) condotta con il Lontre, una speciale barca a remi usata fino agli anni cinquanta, e successivamente con la Passerella, una speciale barca a motore con una lunga passerella a prua e una alta antenna centrale, detta falere, che serve per rilevare la presenza del pesce.
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