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Soriano Calabro si trova a 19 km a sud-est di Vibo Valentia, ed è situato a 268 m. sul versante tirrenico delle Serre. E' una tranquilla cittadina circondata da ulivi. Fiorenti sono le attività artigianali grazie alla produzione di oggetti in vimini e giunco. Soriano Calabro è famosa per i "mostaccioli", prelibati biscotti esportati in tutto il mondo.
Da visitare:
- la Mostra Permanente dell’Artigianato
- la Biblioteca San Domenico gestita dai Padri Domenicani, viene aperta al pubblico su richiesta e conserva circa 1200 volumi, 4 incunaboli, 400 Cinquecentine ed alcune migliaia di edizioni dei secoli successivi. Il visitatore potrà ammirare l'imponente struttura del Convento di S. Domenico che custodisce una raccolta di opere pittoriche, statue ed alcune ceramiche decorate di Francesco Saverio Grue.
Di grande interesse è il Santuario di San Domenico, di origine normanna nel 1510 i Domenicani vi fondarono un grandioso convento, tra i più importanti dell'Ordine in Europa; è ricordato per aver ospitato Carlo V° e Tommaso Campanella. Del complesso, distrutto dal terremoto del 1783, rimangono i resti del Chiostro e l'elegante facciata barocca della Chiesa.
Feste
- San Domenico a settembre
- San Martino 11 novembre
Mercato
- mercoledì e sabato.
Cenni storici
Si ritiene che l’insediamento abbia origini normanne, mentre altri retrodatano la sua origine al VII° secolo ad opera dei siriani, equivocando sul Sirius che invece gli avrebbe dato il nome che è compatibile con l’XI° secolo.
Rimase nello stato di Arena fino al 1496 quando fu feudo dei Carafa di Nocera che vi incardinarono il titolo di Conte; nel 1510 con la costruzione del grandioso convento dei Domenicani ad opera di Fra Vincenzo da Catanzaro, tra i più importanti dell’Ordine in Europa e straordinario centro di vitalità spirituale e culturale, divenne proprietà feudale di quella struttura religiosa. Le vicende dell’imponente fabbrica ripetono i tanti episodi che hanno privato la Calabria di un patrimonio architettonico di primo ordine lasciandone solo pochi brandelli.
Il convento venne rifatto nel 1655 da un certosino Fra Bonaventura Presta, ma venne poi danneggiato dal terremoto del 1659, e poi quasi completamente distrutto dai sismi del 1783, fino a quando un incendio, nel 1917, provocò un’ulteriore distruzione del complesso che venne restaurato nel 1930, utilizzandolo in parte per gli uffici comunali e altra struttura civile.
Di recente si sono intrapresi lavoro di recupero che, pur lontani dal completamento, hanno reso il convento una delle mete culturali più suggestive di questa parte della Calabria.
Di quanta fama godesse il complesso è testimoniata dal fatto che l’imperatore Carlo V° vi si fermò nel 1535 al ritorno dall’impresa di Tunisi, quattro dei suoi monaci divennero papi, vi dimorò Tommaso Campanella e che ancora oggi, nonostante le spoliazioni del passato, custodisce una ricca biblioteca, un museo che conserva opere d’arte del Fanzago, Bernini,Vaccaio Grue e un volto modellato dallo scultore greco Scopa del IV° secolo a.C.
La presenza del convento e delle sue numerose attività e relazioni con l’esterno ha stimolato un fiorente artigianato, che nelle sue forme più popolari e tradizionali è sopravvissuto fino ad oggi reimpostando il proprio stile e la qualità degli oggetti: scompase la cartiera, l'erboristeria e le sue altre attività dei monaci insieme ad essi.
Purtroppo nulla rimane oggi dell’artigianato legato specificamente alle produzioni e anche alle riparazioni di oggetti d’arte, di cui le fonti storiche ampiamente riferiscono, come lavori d’intaglio del legno, doratura, lavori in pietra, oreficeria, armeria, ceramica, tessitura di paramenti sacri.
Della vecchia struttura monastica rimangono parte del chiostro, l’elegante facciata e il maestoso portale, tutti barocchi di fattura seicentesca, all’interno si devono almeno ricordare i resti del sontuoso altare maggiore del 1631 opera di Cosimo Fanzago.
Alcuni ambienti recuperati di recente ospitano mostre d’arte della fiorente comunità artistica locale e vibonese.
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