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 Antichi scritti del 1631 attribuiscono a Belvedere un'antichità meravigliosa: la si vuole fondata da Gomero, primo dei sette figlio di Jafet (a sua volta figlio di Noè), il quale 131 anni dopo il diluvio universale fondò la città di Blanda, e a conferma di ciò gli storici dell'epoca presentavano gli scritti di Dionigi di Alicarnasso, il quale affermava che il regno d'Italia fosse stato il primo a ripopolare il mondo dopo il diluvio, e le opinioni di San Girolamo e Giuseppe ebreo, i quali chiamavano la Calabria il paese degli Aschenagi perché popolata dai discendenti di Ascenez, primogenito di Gomero (e la discendenza è confermata nel capitolo X della Genesi).

Le origini si possono, tuttavia, datare intorno al VII secolo.

Il primo documento scritto in cui compare il nome di Belvedere è del XI secolo la cui denominazione esatta era "Bellumvidere" latinizzata in "Belvederium", e da alcuni scritti risulta fondata già da alcuni secoli.

Secondo la tradizione e la ricostruzione storica, gli abitanti di Blanda, per sfuggire alle continue incursioni dei pirati salirono sulla collina superiore dove ora sorge il centro storico di Belvedere intorno all’anno 1100, fondandone l’antico borgo, sfruttando così anche la lontananza dal lido, il vasto orizzonte, il clima più salubre e soprattutto la vicinanza al fiume Soleo.

Da un’iscrizione in pietra sul portale della chiesa del Santissimo Rosario, situata nel centro storico di Belvedere, si legge la data 1091: non è precisabile però se la data indica l’anno della fondazione o di un successivo restauro. In ogni caso, nel 1091 esisteva già l’antichissima chiesetta, segno dell’esistenza di un abitazioni intorno alla costruzione.

Uno dei documenti storici che più ci aiutano alla ricostruzione delle cronache e degli avvenimenti del passato è la Tassatio Angioina, importante documento storico redatto nel 1276: da questa si apprende che in Belvedere nacque Daniele Fasanella, santo protettore e patrono di Belvedere morto a Ceuta nel 1227.

Considerato, quindi, che nell’anno 1091 esisteva già un piccolo borgo nel centro storico e che Belvedere diede i natali a San Daniele prima del 1200, si può senza dubbio affermare che gli abitanti di Blanda abitarono la collina superiore a partire dall’anno 1000, infatti, considerando anche che nel 1289, anno in cui Giacomo d’Aragona provò ad espugnare senza successo Belvedere, esisteva già il castello e una efficace cinta muraria intorno al borgo medievale, non si può datare la salita alla collina dei blandesi al 1200 perché non sarebbe stato possibile costruire così tanti edifici pubblici, religiosi e militari. Ma le origini storiche di Belvedere si perdono nella notte dei tempi.

La collina superiore nel 216 a.C. (ovvero nel 537 anno dalla fondazione di Roma, come appare dagli scritti in latino di quel tempo) era sede di un accampamento romano, che serviva al controllo e la salvaguardia del territorio romano temendo sbarchi improvvisi dei cartaginesi, eterni nemici dei romani. Le cronache del 216 a.C. raccontano che Fabio Massimo espugnò l’antica Blanda e molte altre città della Lucania e del Bruzio poiché erano venute meno ai patti stabiliti con i romani avendo concesso aiuto al ritorno in patria di Annibale. Un altro celebre personaggio storico romano è il console Paolo Emilio: secondo sempre la tradizione storica, a lui si deve la costruzione della torre detta di Paolo Emilio, torre che serviva probabilmente come punto di osservazione e controllo territoriale.

Se il console romano Paolo Emilio diede ordine di costruire la torre omonima, l’analisi storica dimostra che al tempo dell’espugnazione di Blanda ad opera di Fabio Massimo avvenuta nel 216 a.C., la torre doveva già esistere e la sua costruzione è da datarsi anteriormente alla battaglia di Canne avvenuta nel 219 a.C. e in cui perse la vita Paolo Emilio.

Altre torri dello stesso periodo, di cui si sono perse sia le tracce storiche che i resti delle costruzioni, si trovano lungo la costa di Belvedere: in località Santa Litterata e in località Campo Minore. Nel corso dei secoli si è poi tornati ad abitare lungo il lido e si è così formata la marina, un tempo semplice borgata ma che negli anni è divenuta a tutti gli effetti una vera e propria cittadina. La marina ha visto il suo massimo sviluppo negli anni dopo la seconda guerra mondiale anche se un primo timido sviluppo si è avuto nel 1895, anno dell’apertura del tronco ferroviario Sapri-Reggio Calabria, quando in marina esisteva solo un paio di costruzioni.

Lo sviluppo edilizio degli scorsi decenni ha determinato la scomparsa dei numerosi e bellissimi calanchi, vere e proprie sculture naturali di cui ne è rimasto un solo esemplare, quasi a testimonianza dello scempio edilizio compiuto.


Da vedere:

Il Convento dei Frati Cappuccini

Convento di Sant’Agostino e Santuario di Maria SS. Delle Grazie e Consolazione
La Chiesa di San Giacomo Apostolo il Maggiore (Ss. Rosario)
La Chiesa di S. Maria del Popolo
Chiesa Maria SS. del Rosario di Pompei
Venne costruita intorno agli anni '50; la cui singolarità ed unicità risiede nella ceramica artistica che vivacizza con colori forti e leggeri allo stesso tempo, i pavimenti , i leggii e persino le edicole della Via Crucis disposte tradizionalmente sulle pareti perimetrali della Chiesa; sull'altare è riportata in bassorilievo l'Ultima Cena, ed alle spalle la Madonna del Rosario di Pomperi. Sulle finestre, realizzate in vetro policromo, sono raffigurati i Santi calabresi.

Casa Natale di San Daniele
 
IL CENTRO STORICO

Già nel periodo Normanno e sicuramente poi all'epoca della contesa di Belvedere tra angioini e Aragonesi, la collina sulla quale oggi si vede arroccato il centro storico era proteto da mura difensive, probabilmente in parte già esistenti al temopo dei Normanni; il perimetro descritto dalle mura è segnato da quattro punti princiapli ovvero le quattro Porte.

La Porta della piazza o Porta Medioevale

era l'ingresso al borgo e quindi alla piazza del mercato medioevale e alle antiche botteghe artigiane.Fuori la porta è la frase che ancora oggi si sente dire per indicare il luogo dove si è solito ritrovarsi. Il portone di legno ancora esisteva nel 1830, ma in seguito fu tolto per allargare l'ingresso alla zona medioevale. Entrando dalla porta della piazza, nella zona medioevale, è ancora visibile uno dei sedili in pietra, sede dell'antico parlamento belvederese

La Porta del Fosso

Rappresentava la via di accesso alla casa del Principe. Tra questa porta e il castello c’era un fossato e un ponte levatoio con un muro di cinta ancora visibili.

La Porta di Mare

Era il punto in cui si avvistava il pericolo che sopraggiungeva dal mare e permetteva l’uscita per accedere in località marina. Nella contrada Porta di mare esistono ancora resti di mura che cingevano la cità, furono trovati anche resti di colonne che sostenevano i locali del corpo di guardia, nonché la buca scavata nela roccia che serviva per la bollitura dell’olio in caso di difesa

La Porta degli Orti

Era l’ingresso più trafficato e dava accesso alle campagne, per cui costituiva l’ingresso principale per chi era dedito alle attività rurali. Nei pressi di questa porta si notano ancora oggi delle torrette con piccole finestre tipiche delle attività militari di un tempo

IL CASTELLO

Costruito dai Normanni probabilmente sulle rovine di un precedente fortilizio, il castello era in origine di proporzioni assai modeste; nell’alto medioevo ebbe poi varie modificazioni ed aggiunte fino a diventare, nel XII sec., un’agguerrita fortezza a cinte multiple, la più esterna delle quali abbracciava l’intero abitato. A Giacomo d’Aragona, in lotta contro gli Angioini, non riuscì, infatti di espugnarla, nonostante un assedio duro e massiccio, che è rimasto memorabile.


LE TORRI

La Torre di Paolo Emilio, ritenuta erroneamente di origine romana, si tratta in effetti - e le sue strutture lo confermano – di una torre collegata al sistema difensivo messo in atto contro le incursioni barbaresche dai vicere spagnoli nei secc. XVI e XVII.
La sua utilità non sfugge a chi consideri che gran parte della popolazione di Belvedere ha sempre vissuto in frazioni, alcune a distanza anche notevole e non in vista dalla costa.
Il nome deriva da Paolo Emilio Imperatore, un facoltoso cittadino belvederese. figlio di Giovanni Laise Imperatore, vissuto nella prima metà del '600, nel cui fondo appunto in quest' epoca, la torre fu costruita. Si dice che anticamente la torre comunicasse con il castello per mezzo di un sotterraneo, in cui si nascondevano gli armati della fortezza, ma anche gli abitanti durante le incursioni. Il sotterraneo che esiste oggi arriva fin sotto la strada detta “Le scale”.
Oltre la Torre di Paolo Emilio altre torri erano dislocate in punti strategici del territorio in modo da riuscire a comunicare tra di loro costituire così una vera e propria rete di difesa. La Torre del Tirone con base quadrata, che si trova in Marina di Belvedere, la Torre Lombarda in località Santa Letterata, di essa oggi resta appena qualche muro perimetrale che lascia intravedere l’originaria pianta rettangolare. Venne diroccata nel 1893 per impegnare i materiali nella costruzione delle opere dell’attigua linea ferroviaria, messa in azione nel 1895.
Infine Il Torrione in, località Olivella, fu trasformato in dimora rurale nel XVII secolo.

ZONE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO

Vestigia di stanziamento etnico di età preistorica (età del ferro) Reliquie archeologiche di età classica pertinenti alla presunta Blanda o a Skydrios. Ritrovamenti vari di età classica, greca e romana (in località Torre dei Greci, fondo Scaliso).
Nnecropoli antica in località "Torre dei Greci".
Torre di Paolo Emilio (in contrada Rocca).
Avanzi di torre romana di età imperiale, pertinente all'antico "Municipium" latino della sede.
Castello aragonese (detto del Principe): Complesso fortificato medievale, eretto da Ruggero il normanno nel sec. XI, restaurato da Ruggero Sangineto nel 1287 (età sveva). Rifatto da Ferdinando I° d'Aragona nel 1490. Muraglioni di cinta di epoca Aragonese. Due torri cilindriche merlate. Resti di ponte levatoio.
Torre del Tirone - in contrada S. Litterato Ruderi di fortificazione cinquecentesche, facenti parte del dispositivo di difesa costiera predisposto dal vicere spagnolo contro le incursioni turchesche.
Casa natale di S. Daniele (trasformata in Cappella Sacrario d'importanza storica municipale e regionale, perché culla di S. Daniele da Belvedere, frate francescano Martire a Ceuta a. 1227).

I CALANCHI

In letteratura tecnica con il termine calanchi si indicano i profondi solchi che vengono a formarsi, sotto la lunga azione delle acque meteoriche e delle acque superficiali, sui versanti costituiti prevalentemente da argille impermeabili.
La dinamica è piuttosto veloce: le acque piovane e di dilavamento determinano progressivamente sulle superfici dei versanti minutissime e profonde incisioni separate l’una dall’altra da sottili creste, con pareti assai inclinate, coronate da guglie e cuspidi multiformi. I calanchi di Belvedere si distinguono da quelli dell’Appennino emiliano in cui il terreno superficiale facilmente disgregabile nasconde caratteristici blocchi rocciosi che sotto l’intensiva erosiva delle acque si modellano lentamente formando cuspidi molto accentuate tanto da essere chiamate piramidi di terra.
Fino agli anni sessanta la costa di Belvedere era interamente occupata da queste ampie strutture calanchive, tuttavia oggi sono ancora visibili solo pochi terrazzi in prossimità di Santa Letterata e nella frazione Marina che sebbene nascosti dal cemento, sopravvivono alle spalle di imponenti e massicci edifici; a testimonianza della storia e delle vicissitudini che i calanchi hanno sofferto negli ultimi decenni, per la brutalità con cui l’edilizia ha attaccato la costa, è rimasto, in prossimità dello svincolo per la Marina, in un ambiente completamente antropizzato, un calanco che a chi percorre anche per la prima volta la strada statale 18 non passa certamente inosservato

 
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